Dopo anni e anni di attesa si è finalmente giunti al nuovo contratto della Formazione Professionale. Sono abbastanza pessimista sugli esiti di questa trattativa, ma preferisco non esprimermi prima di aver letto nel dettaglio…
L’aria che tira è che, in linea con quanto accade in tutti comparti, i lavoratori debbano prepararsi a un restringimento dei diritti acquisiti a vantaggio della tanto decantata “competività”.
Spero di no, ma gli enti datoriali mi sono sembrati determinati e compatti al contrario di quanto hanno dimostrato i lavoratori… il sindacato non riesce ad essere sufficientemente presente e non esercita più il fascino di una volta, il lavoratore “medio” (…sorry) sembra preferire allo “spirito di corpo” la fiducia nelle proprie capacità di conquistare privilegi.
Sarò banale ma “me ne fotto”…, questo atteggiamente sembra essere tipicamente italiano. Non conto più le volte in cui ho lapidariamente affermato che “cedere una volta alle lusinghe del privilegio significa dover accettare, nelle dieci/cento successive occasioni, di patire i privilegi altrui”. (…quasi antipatico!)
Non va bene, non va bene per niente.
Ma non è una sorpresa, questi sono i tempi in cui la qualità è diventata una parola con Q maiuscola, in cui la meritocrazia ha dimenticato i parametri fondanti il concetto di merito, in cui la solidarietà si risolve con un sms o in cui la raccomandazione sta per essere oggetto di un “definizione” procedurale da parte dei Mister Q (…ualità).
Per tornare a “bomba”, il contratto…
Sono cosciente che il contratto nazionale ha dovuto tenere conto di realtà diversissime tra loro e il risultato che ne deriva è il necessario compromesso…ma fido nel livello successivo di contrattazione (quello regionale) per recuperare quanto presumibilmente perso a livello nazionale. Il Lazio è una delle regioni in cui la Formazione ha una presenza niente affatto marginale e in cui i lavoratori potranno far sentire le proprie ragioni…
…speriamo bene.