un contributo da una penna graffiante:
“IL MISTERO DEI BUONI”
È buona usanza, per una Società moderna ed efficiente, rifocillare il personale tutto con il depositare lauti incentivi nelle tasche di coloro che non sono affetti da assenteismo cronico.
I buoni pasto si danno come moderno sostituto del vile denaro e offrono la grande opportunità di organizzare gite fuori porta alla ricerca del Supersidis più fornito capace di accettarli. Non vanno però dimenticati tutti i fast food della zona, mai frequentati fino ad allora; sì, è l’occasione giusta per mantenere in vita la cultura del take away, già oggi dimenticata e sostituita dal surgelato pronto.
Solo i buoni possono ricevere i buoni: il sillogismo è palese. È una questione di principio.
Chi mai potrebbe confondere il buono col cattivo, la bella soda mela rossa con la mela marcia? Giammai commettere sacrilegio! Solo i buoni, i Grandi Buoni, non riescono ad essere cattivi. Allora, procedono nella ricerca del buono anche nel cattivo (è difficile che la mela marcia non presenti uno spicchio lucido e succoso). Quindi, i Grandi Buoni, intravedono una strada che nessuno aveva ancora visto e, con grande flessibilità decisionale, decidono di dargli credito: al poco di buono pochi buoni.
Come, allora, distribuire i tanti buoni ai tanto buoni e i pochi buoni ai poco buoni?
La ricerca dei buoni procede tra le scartoffie: la burocrazia è veramente una grande invenzione! I faldoni sono ricchi: ferie, malattia, funerali, battesimi…le richieste di assenza più frequenti. Ma questo fa degli assenti dei poco buoni? Certamente no, i diritti sono diritti. Chiunque può soffrire di disturbi digestivi, acidi urici, rinite atrofica, ginocchio della lavandaia, gomito del tennista, esofagite da bruschetta all’aglio, alluce valgo; quindi rispettiamo la difficoltà del prossimo e non consideriamo tali argomenti per escludere questi buoni, poveri diavoli, dalla consegna dei buoni.
Come identificare il buono, il semibuono e il poco buono.
Una reminiscenza scolastica fa riemergere l’immagine di una lavagna nera segnata verticalmente con imprecise linee verticali che delimitano perimetri di colonne…
Il timido, malcapitato compagno di classe, lasciato libero di esercitare il suo potere in assenza della maestra, si trasforma in un istante in “Caron, occhi di bragia” e osserva, cane inferocito, il confuso gregge per individuare la pecora nera. Egli è lì, e la funzione attribuita dall’autorità non può essere delusa: la lavagna va riempita.
Cirillo è brutto: poco buono; Giochetti mi passa il compito: più che buono; Righetti c’ha i brufoli: semibuono. In un batter d’occhio ecco completata la lista.
Nulla può il povero Cirillo, ligio al dovere da tempo immemore, di fronte la sua misera pallida caramella al limone; le bocche dei compagni buoni sono impastate da un tripudio di cioccolato pralinato alla vaniglia e le loro lingue nere di godimento lo scherniscono sonoramente.
Comincia la guerra tra i poveri. Purtroppo la legge è inesorabile: facendo i conti qualcuno ha finito le praline, altri nascondono un sacchetto pieno. È la rivincita di Cirillo che ciucciando la sua frizzante caramella al limone osserva, ghignando, la scorpacciata dei buoni, inconsapevoli, poveri buoni, di essere destinati ad una tremenda, inevitabile enterocolite acuta.
…scadenza 31 dicembre 2007.
I buoni pasto si danno come moderno sostituto del vile denaro e offrono la grande opportunità di organizzare gite fuori porta alla ricerca del Supersidis più fornito capace di accettarli. Non vanno però dimenticati tutti i fast food della zona, mai frequentati fino ad allora; sì, è l’occasione giusta per mantenere in vita la cultura del take away, già oggi dimenticata e sostituita dal surgelato pronto.
Solo i buoni possono ricevere i buoni: il sillogismo è palese. È una questione di principio.
Chi mai potrebbe confondere il buono col cattivo, la bella soda mela rossa con la mela marcia? Giammai commettere sacrilegio! Solo i buoni, i Grandi Buoni, non riescono ad essere cattivi. Allora, procedono nella ricerca del buono anche nel cattivo (è difficile che la mela marcia non presenti uno spicchio lucido e succoso). Quindi, i Grandi Buoni, intravedono una strada che nessuno aveva ancora visto e, con grande flessibilità decisionale, decidono di dargli credito: al poco di buono pochi buoni.
Come, allora, distribuire i tanti buoni ai tanto buoni e i pochi buoni ai poco buoni?
La ricerca dei buoni procede tra le scartoffie: la burocrazia è veramente una grande invenzione! I faldoni sono ricchi: ferie, malattia, funerali, battesimi…le richieste di assenza più frequenti. Ma questo fa degli assenti dei poco buoni? Certamente no, i diritti sono diritti. Chiunque può soffrire di disturbi digestivi, acidi urici, rinite atrofica, ginocchio della lavandaia, gomito del tennista, esofagite da bruschetta all’aglio, alluce valgo; quindi rispettiamo la difficoltà del prossimo e non consideriamo tali argomenti per escludere questi buoni, poveri diavoli, dalla consegna dei buoni.
Come identificare il buono, il semibuono e il poco buono.
Una reminiscenza scolastica fa riemergere l’immagine di una lavagna nera segnata verticalmente con imprecise linee verticali che delimitano perimetri di colonne…
Il timido, malcapitato compagno di classe, lasciato libero di esercitare il suo potere in assenza della maestra, si trasforma in un istante in “Caron, occhi di bragia” e osserva, cane inferocito, il confuso gregge per individuare la pecora nera. Egli è lì, e la funzione attribuita dall’autorità non può essere delusa: la lavagna va riempita.
Cirillo è brutto: poco buono; Giochetti mi passa il compito: più che buono; Righetti c’ha i brufoli: semibuono. In un batter d’occhio ecco completata la lista.
Nulla può il povero Cirillo, ligio al dovere da tempo immemore, di fronte la sua misera pallida caramella al limone; le bocche dei compagni buoni sono impastate da un tripudio di cioccolato pralinato alla vaniglia e le loro lingue nere di godimento lo scherniscono sonoramente.
Comincia la guerra tra i poveri. Purtroppo la legge è inesorabile: facendo i conti qualcuno ha finito le praline, altri nascondono un sacchetto pieno. È la rivincita di Cirillo che ciucciando la sua frizzante caramella al limone osserva, ghignando, la scorpacciata dei buoni, inconsapevoli, poveri buoni, di essere destinati ad una tremenda, inevitabile enterocolite acuta.
…scadenza 31 dicembre 2007.
A.Q.
Posted by in 21:00:06
Molto interessante la considerazione sui buoni pasto in sostituzione del vile denaro.
In effetti il denaro dà libertà, perché ci puoi comprare quello che vuoi, il buono pasto ti costringe invece a restringere le tue opzioni al supermercato che li prende…
sia mai che uno usasse il denaro in più per aumentare la sua cultura, invece di acquistare l’ultimo gadget inutile da bravo consumista
Utile almeno quanto un maglione con tre maniche e in grado di saziare almeno quanto un paio di laute olive in un drink. Perché questo è il buono pasto, quel piccolo giornaliero oggetto che vediamo fare spesso capolino dal portafoglio del nero ovino nel confuso gregge in coda a questo o a quell’altro bar-ristorante, forse quale memoria storica di quando i soldi ancora valevano qualcosa; quei 5,16 Euro di oggi che corrispondevano a 10.000 Lire dei felici (felici?) tempi andati. Diciamolo: il buono pasto è diventato uno status, poiché solamente quei pochi fortunati (fortunati?) che hanno un lavoro a tempo indeterminato, possono permettersi di sfoggiarne blocchetti interi per pagare la spesa al supermercato, firmandoli attentamente uno ad uno provocando gli inevitabili mugugni e brontolii di chi segue in cassa, novelli “Marchesi del Grillo” mentre dicono “io so’ io e voi non siete un ca…”. E chi di voi riesce a saziarsi con un buono pasto, scagli la prima pietra. Ma anche no.