…ancora sul contratto e la felicità del dipendente
In questi giorni ho potuto fare alcune riflessioni sul nuovo contratto della Formazione Professionale.
La promozione a responsabile della comunicazione dell’agenzia formativa non mi ha fatto dimenticare la mia natura di docente (anche se qualche simpatico collega può pensare il contrario…) e non posso fare a meno di rilevare che nell’essenza del nuovo contratto sembra esserci una vena persecutoria nei confronti degli attori di primalinea della formazione.
Consentire il superamento della fatidica soglia delle 22 ore o il pervicace inseguimento delle 800 ore sono elementi inequivocabili di quanto detto, sembra evidente che “qualcuno” pensi che il docente della formazione brilli per scarsa efficienza e produttività.
Sembra che “qualcuno” non abbia l’esatta dimensione del fatto che:
- la FP non è più la stessa di una volta, così come sono cambiati i docenti;
- l’attivazione dei percorsi integrati così come ha certamente qualificato la nostra azione l’ha anche resa più complessa;
- l’attuale utenza è assolutamente imprevedibile e ingestibile (vedi a titolo esemplificativo i video di “scuolazoo”);
- spesso i genitori non sono un supporto credibile e delegano alla scuola o all’agenzia formativa la responsabilità integrale del processo educativo.
Ebbene sembra che queste non siano condizioni necessarie e sufficienti a propendere verso la qualità piuttosto che la quantità.
Vorrei capire se c’è un movente perverso che guida il “qualcuno” in questione, ma forse è solamente il distacco che esiste tra chi deve operare e chi deve gestire… una separazione che consente l’adozione quale unico elemento di misura del fattore economico.
D’altronde “le ore a disposizione” sono un privilegio che è figlio delle battaglie di retroguardia del sindacato e non una fase necessaria a predisporre nel migliore dei modi la presenza in aula… : (
Vorrei capire la natura di certe decisioni, sembrerebbe che il movente sia il miglioramento delle performance in realtà si tratta di ottimizzazione delle risorse; sembrerebbe che il miglioramento della performance aziendale abbia quale obiettivo primario il miglioramento delle condizioni di apprendimento dell’allievo, in realtà il risultato è l’opposto perché chi ha l’onere e l’onore di insegnare è sempre più affaticato e demotivato.
Mi verrebbe da dire (ma potrebbe sembrare offensivo) che il “qualcuno” in questione non è granché intelligente, ma forse è più giusto dire che il “qualcuno” è un semplice “gestore” e ha perso l’aura di chi opera in un servizio socialmente fondamentale a vantaggio dell’aura (non più dorata) di chi opera a distanza e con arido distacco…
Peccato, ho sempre sperato e sempre continuerò a sperare che si possa operare virtuosamente e che si possa crescere professionalmente in modo che la crescita sia delle proprie competenze e non della propria presunzione…