Uso della parola
Rubo ad Agnese, con il suo consenso, un contributo che risolve una mia esigenza di espressione. La ringrazio perché ha trovato le parole più giuste, rappresenta fedelmente il mio sguardo su quanto ci circonda…
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” È già un po’ di tempo ormai che rifletto sull’uso che si fa della parola. La mia scelta di studi è stata pilotata proprio da una smania folle di fagocitare le parole di grandi maestri dello scrivere e del parlare. La retorica e l’oratoria, si diceva, e lo studio dell’organizzazione del discorso, la ricerca del loro esatto valore per rappresentare con compiutezza un pensiero. La mia ossessiva gioia. Allora ho esaminato i tanti significati che una parola, solo una, può avere in una frase; come una sola parola, cambiata, possa stravolgere tutto; o, ancora, come una parola, senza la sua vicina, perda la forza del suo significato. Ho sempre creduto nelle parole, quelle che stanno lì, in attesa di essere trovate e usate per dare la visione di un pensiero.
Le mie parole procedono come formiche ordinate e severe.
Dipende, però, dall’uso che se ne fa. Conosco molti le cui parole non rappresentano nulla. Sono suoni ben articolati, ripetuti, che non corrispondono a pensieri, azioni, descrizioni. Sono contenitori vuoti di senso, di intenzioni, di sentimenti. Le parole dette a tutti i costi per nascondere, che sconcertano per la loro volgare banalità, che insinuano dubbi, che offuscano lo sguardo, che inveiscono contro la verità, che lodano le proprie bieche manovre, che raggirano i sentimenti, che giustificano il torto fatto, usate come mero strumento d’inganno. Tante, tante parole tristi. Rimangono, e cambiano le vite, e non permettono di riguardare occhi, ormai osceni di menzogna.
Allora le mie parole si ritirano, chiudono un piccolo cerchio, si risparmiano. Poche a pochi. Solo a chi conosce il loro valore.”